lunedì 6 agosto 2007

Date un pò un'occhiata a questo articolo...


Il Cannibale di Rothenburg
Saturday, 04 August 2007
Sono i primi di Marzo del 2001 ed Almin Meiwes, un modesto tecnico di computer della città tedesca di Rothenburg, situata nella Germania orientale, lascia un inquietante quanto enigmatico messaggio su un sito internet di annunci: “cerco qualcuno che voglia farsi macellare e cannibalizzare”. Che si tratti di uno scherzo?
Per Bernard Juergen Brandes, 43 anni, ingegnere informatico di Berlino, non lo è affatto, tanto da rispondere positivamente all’annuncio e presentarsi all’indirizzo prestabilito la sera del 9 Marzo del 2001. Bernard Juergen brandes vuole per davvero essere “mangiato e cannibalizzato”, come scritto nell’annuncio; desiderio che verrà esaudito.
Tre anni dopo, a Kassel, in Germania, durante il processo a quello che oramai la stampa definisce “il cannibale di Rothenburg”, l’accusato racconta minuziosamente e con perfetta lucidità tutti i particolari della notte tra il 9 ed il 10 Marzo trascorsi nella propria abitazione insieme alla vittima. Subito dopo essersi presentato come colui che aveva accettato quanto pattuito su internet, l’ospite in questione ingerisce più di una dozzina di tranquillanti, mandandoli giù con una bottiglia di alcool. Una volta che i tranquillanti iniziarono a fare effetto, Meiwes taglia il pene eretto di Brandes ed inizia a soffriggerlo con aglio ed olio, prima di mangiarlo in compagnia della vittima sanguinante. Viste le copiose perdite di sangue, Meiwes decide di allocare il suo ospite in una vasca da bagno, per all’incirca otto ore. Passato questo lasso di tempo, il padrone di casa decide di tagliargli la gola per poi sezionarlo; le parti del corpo più commestibili le surgela, il resto viene nascosto sotto terra.
Dopo quasi un anno dall’accaduto il “cannibale” lascia sul solito sito da lui frequentato il vecchio messaggio. Ad accorgersi ed a segnalarlo alla polizia, uno studente che nota casualmente il messaggio.
Alla fine del primo grado di giudizio, Meiwes è stato condannato ad otto anni di carcere, in quanto ritenuto capace di intendere e di volere, ma al tempo stesso non condannato per omicidio intenzionale ma per “suicidio assistito”, in quanto sia la sua testimonianza che quella del video che ha immortalato tutte le fasi della serata, mostrano la vittima consenziente all’accaduto. A turbare ancora di più i presenti, oltre il macabro racconto del protagonista, anche l’affermazione dello stesso che “ci sono migliaia di persone che cercano solo di essere mangiate”. La normalità del “cannibale”, ha mostrato al mondo come molto spesso l’orrore sia così lontano dai mostri di celluloide e così vicino alle persone normali in carne ed ossa che, ai nostri occhi, potrebbero sembrare al di sopra di ogni sospetto.

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