
Martedì,durante gli esami di diritto internazionale,ho avuto modo di scambiare quattro parole con vari colleghi,tra cui un ragazzo di trent'anni.
Non so come si chiamasse,era magro e alto,con i capelli neri cortissimi ed espressione serissima.Fui colpita dall'espressione che aveva, mentre si accingeva a riguardare qualcosa della L.218/1995.
Era seduto innanzi a me.Gli toccai la spalla e gli chiesi un chiarimento su un articolo,precisamente cosa pensasse dell'art 17 della suddetta legge.Così iniziammo a parlare.Mi fece i complimenti per la mia preparazione,sostenendo che, a suo parere ,dovevo essere serena perchè avevo studiato bene.Anch'io ricambiai i suoi complimenti.Finimmo così,pian piano,a discostarci sempre di piu' dall'originario argomento e iniziammo a parlare della nostra vita privata,del perchè avevamo intrapreso la carriera giuridica e le difficoltà che sicuramente avremmo incontrato nel nostro futuro iter lavorativo.Mi raccontò che,appena diplomato,aveva deciso di intraprendere la strada del lavoro e si mise a fare il manovale.
Lavorò per ben dieci anni,finchè un giorno capì che la sua vita non lo soddisfaceva e decise di ritornare sui libri e si iscrisse all'università.
Mentre parlava si guardava le mani,rugose e piene di calli.Mi disse che non navigava nell'oro,quindi ritornare ad essere a carico dei propri genitori comportava ulteriori disagi e sacrifici,ma che l'amore per lo studio era tanto.
Rimasi colpita da questo ragazzo,vestito in modo molto semplice,con una camicia nera ,ormai scolorita di quante volte ,sicuramente ,era stata lavata e un paio di jeans non all'ultima moda.
Dentro me lo ammirai e pensai a quanti ragazzi pur di studiare affrontano mille sacrifici e restrizioni e noi,invece,che abbiamo tutto ,ci lamentiamo e,a volte,prendiamo le cose "sotto-gamba".
Quella mattina capii che non tutti hanno avuto le mie stesse possibilità,la mia stessa fortuna.Provai un che di vergogna nel pensare alle mie lamentele stupide,alle mie fasi di scoraggiamento e di voler mandare l'università a quel paese.
A fine discussione lo guardai negli occhi e gli dissi:"Ti ammiro,sei da prendere come esempio...".
Finita la frase una voce femminile disse:"La Barbera...",alzai gli occhi ed era proprio la prof.
Salutai quel ragazzo,gli feci un sorriso e mi alzai per sostenere il mio esame...

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